Uno studio condotto dall'Istituto Nazionale del Cancro (Inca) ha applicato strumenti tecnologici per stimare il rischio di cancro al seno in 40 pazienti brasiliane. Il lavoro, pubblicato il 16 agosto 2026, combina dati clinici con analisi computazionale, aprendo la strada a un approccio più preciso e personalizzato nella prevenzione della malattia. Secondo Folha/UOL, la ricerca rappresenta un ulteriore passo verso la medicina personalizzata, che mira ad adattare le strategie di screening e trattamento al profilo di ogni donna. L'iniziativa arriva in un momento in cui l'Inca prevede 78.610 nuovi casi della malattia all'anno nel triennio 2026-2028, un aumento di circa 5 mila casi annuali rispetto al periodo precedente.

Il modello sviluppato dai ricercatori utilizza algoritmi per incrociare informazioni come età, storia familiare, abitudini di vita e risultati degli esami, generando un punteggio di rischio individuale. Questo approccio permette di identificare le donne con maggiore probabilità di sviluppare la malattia prima ancora della comparsa dei sintomi, orientando decisioni cliniche più precoci. La pubblicazione sulla rivista scientifica ad agosto evidenzia il potenziale dello strumento per integrare i metodi tradizionali di screening, come la mammografia. Per gli autori, la tecnologia non sostituisce l'esame di imaging, ma aggiunge un livello extra di informazioni che può rendere la diagnosi più efficiente.

Il contesto è impegnativo. Il rilevamento Estimativa 2026-2028, diffuso dall'Inca in collaborazione con il Ministero della Salute, indica che il cancro al seno rimane il tipo più incidente tra le donne in Brasile, con un rischio stimato di 71,57 casi ogni 100 mila. La regione Sudeste concentra il maggior numero di casi previsti, con 40.560 nuove diagnosi all'anno. Inoltre, studi recenti mostrano che circa il 10-15% dei tumori al seno ha origine genetica, legati a mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2, mentre gli altri casi sono associati a fattori casuali e di stile di vita. La ricerca dell'Inca, integrando dati clinici e computazionali, mira proprio a raffinare la predizione del rischio in uno scenario così eterogeneo.
Gli esperti consultati dalla redazione sottolineano che lo strumento necessita ancora di validazione su scale più ampie prima di essere incorporato nella routine dei servizi sanitari. Il campione di 40 pazienti è considerato piccolo, ma sufficiente per dimostrare la fattibilità tecnica del metodo. Il passo successivo, secondo i ricercatori, è ampliare lo studio per includere donne di diverse regioni del paese e confrontare i risultati con coorti internazionali. Se i risultati si confermeranno, la tecnologia potrebbe diventare un alleato importante nel SUS, soprattutto in aree con accesso limitato agli esami di imaging. L'aspettativa è che, in futuro, la valutazione del rischio computazionale aiuti a prioritizzare le mammografie per chi ne ha più bisogno, riducendo code e costi senza perdere efficacia.
Lo studio dialoga anche con altre iniziative brasiliane nel settore. Ad agosto, ricercatori della USP e dell'Icesp hanno pubblicato un lavoro sul BreastOncoPredict, un software di intelligenza artificiale che prevede il rischio di recidiva del cancro al seno a partire da semplici emocromi. Pur con obiettivi diversi — uno focalizzato sulla prevenzione primaria e l'altro sulla recidiva — entrambi i progetti riflettono un movimento crescente nell'uso della tecnologia per personalizzare l'assistenza oncologica nel paese. Per la comunità medica, la combinazione di algoritmi e dati clinici è una tendenza irreversibile, che promette di trasformare il modo in cui il cancro al seno viene affrontato in Brasile. La pubblicazione dell'Inca, sebbene preliminare, rafforza questo percorso.
Commenti 0
Login to Comment
You need to be logged in to join the discussion
Loading comments...
No comments yet
Login to be the first to comment!